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CHARLES BALLEY, LE MAÎTRE DU CURE D’ARS 1751-1817

CHARLES BALLEY, LE MAÎTRE DU CURE D’ARS 1751-1817

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Date d'ajout : lundi 22 octobre 2012

par Thibault JOANNAIS

REVUE : Colloquia Mediterranea

AUTEUR : THIBAULT JOANNAIS (Pratovecchio)

TEXTE :
Se molti conoscono la vita e la spiritualità del Curato d'Ars, proclamato « Santo Patrono di tutti i parroci del mondo » da Pio XI nel 1929, pochi invece sanno chi fu l'artefice della sua formazione sacerdotale : Don Charles Balley, sacerdote che visse tra la fine della monarchia francese e i primi anni della Restaurazione, un periodo travagliato della storia religiosa transalpina. Nativo di Lione, cresce in una famiglia della piccola borghesia commerciante. Un focolare profondamente credente, che non si lascia travolgere dalle correnti irreligiose che cominciano a diffondersi ovunque nella società dell' epoca. A quindici anni, Charles fa il suo ingresso nella Congrégation de France des chanoines réguliers de Saint Augustin chiamata anche congregazione dei canonici di Santa Genoveffa, dal nome dell'abbazia di Parigi diventata casa madre della congregazione. La Congrégation si prefigge di formare i propri membri alle esigenze del ministero parrocchiale : solo dopo lunghi anni di studio e numerose esperienze pastorali si vedono affidare una parrocchia. Tra le preoccupazioni dei canonici di Santa Genoveffa è costante il desiderio di evangelizzare e di formare il popolo a una vita autenticamente cristiana. Ordinato nel 1775, Don Charles Balley si vede affidare la formazione dei giovani religiosi della sua congregazione. Testimone dell'allentarsi dei costumi della vita religiosa, lotta per ristabilirne la dignità e la serietà. Il sacerdote è inoltre vice-parroco di Sant'Ireneo, una parrocchia di contadini dove il lavoro non manca : sacramenti, predicazione, catechismo, sostegno ai poveri e ai malati sono il pane quotidiano del giovane prete. Nel 1785 Don Charles Balley viene nominato parroco di Choue, nella diocesi di Blois. È un paesino isolato, tagliato fuori dalle reti di comunicazione, ripiegato su se stesso e dove le credenze arcaiche rimangono impermeabili alla fede cattolica. Oltre a darsi da fare per diffondere la Buona Novella, il curato non risparmia i suoi sforzi per alleviare le sofferenze dei suoi compaesani duramente colpiti dalle intemperie del 1788 che hanno rovinato gran parte dei raccolti. Nel febbraio 1790, 1'Assemblea Costituente scaturita dalla Rivoluzione dichiara fuorilegge i voti religiosi e sopprime gli Ordini. Il 12 luglio successivo, la stessa Assemblea vota la Costituzione Civile del Clero con la quale le diocesi vengo­no riorganizzate e i membri del clero incorporati nella massa dei funzionari statali. D'ora in poi vescovi e parroci saranno eletti dai cittadini e dovranno giurare fedeltà alla futura Costituzione. L’Abbé Balley accetta di giurare fedeltà per tutto quello che riguarda l'ordine temporale, ma rifiuta qualsiasi sottomissione dell'ordine spirituale al potere temporale ; in altri termini Don Charles diventa un prete « refrattario » : il suo giuramento è circoscritto all'ambito civile ed egli rigetta il principio dell' elezione dei sacerdoti e dei vescovi. Rifiuta inoltre di riconoscere il nuovo vescovo della sua diocesi, l'Abbé Grégoire, deputato all'Assemblea Costituente e favorevole al nuovo ordinamento ecclesiale. Le conseguenze del suo atteggiamento non si fanno attendere : viene sostituito da un nuovo parroco « eletto », perseguitato davanti a una corte di giustizia e finalmente espulso dalla sua parrocchia. Nonostante tutto Charles Balley rimane nei pressi di Choue, aiutato da alcuni fedeli. Dopo la fine della monarchia, il 10 agosto 1792, la situazione precipita : un decreto condanna alla deportazione tutti i sacerdoti che non hanno pronunciato il giuramento. Così, tra la fine del 1792 e la primavera del 1795, si perdono le tracce dell'Abbé Balley : il sacerdote, braccato, si nasconde per sfuggire alla repressione.
Con la caduta di Robespierre (27 luglio 1794), che segna la fine del Terreur, inizia però un periodo di distensione che vede la Convention adottare una politica religiosa più morbida. In quel periodo si ritrovano anche le tracce dell'Ab bé Balley a Lione dove è impegnato in un ministero clandestino organizzato a distanza da Monsignor Marbeuf, Arcivescovo legittimo in esilio. Quest' attività clandestina dura fino alla promulgazione del Concordato, firmato nel 1802 da Bonaparte e Pio VII. Nell'attesa che gli venga restituita la guida della parrocchia di Choue, Don Charles si vede affidare per qualche mese le cure di una parrocchia della campagna lionese, Taluyers. E nel 1803, di fronte alle testimonianze elogiative che gli sono fatte del sacerdote, il nuovo Arcivescovo di Lione Fesch - zio di Bonaparte lo nomina parroco di Ecully, un borgo di circa 1.250 anime dove rimane fino alla sua morte. Il suo zelo è senza confine: ripristina il culto, amministra i sacramenti, predica e organizza il catechismo, si prende cura dell'istruzione dei bambini più poveri. Si fa prossimo a tutti, anche a quelli che si sono allontanati dalla Chiesa. Alla fine del 1806 è incaricato della formazione di un giovane contadino di nome ]ean-Marie Vianney che desidera diventare sacerdote. Il ragazzo, poco incline allo studio, segue tutti i giorni gli insegnamenti dell'Abbé Balley e ne diventa 1'aiutante. Del suo formatore il futuro santo dirà: « Per amare Dio bastava guardare Don Balley », indicando così la forza della testimonianza del prete. Subito dopo la sua ordinazione nel 1815, Don ]ean-Marie Vianney diventa il vice-parroco del suo maestro, e alla morte di quest'ultimo, il 16 dicembre 1817, viene mandato ad Ars dove la sua fama di santità si diffonderà. A Ars farà quello che ha visto fare a Ecully, a tal punto che si può dire che la santità del curato d'Ars ha la sua fonte nella santità del curato di Ecully.


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